30/07/09

Amarcord...

Qualcosa camminava, con una certa lentezza, lungo la spina dorsale della Signorina Wilson.

Inconsciamente, la pressione sullo schienale imbottito della sedia sulla quale stava sedendo, aumentava. Non erano né un capello, evidentemente deciso ad abbandonare la sua sede naturale, né le zampine filiformi di una zanzara a distrarla da quanto stava facendo. Era piuttosto una vertigine sensoriale: la pelle che amplifica la sua sensibilità non solo al contatto con tutto ciò che è a lei esterno, ma anche ai rumori di fondo. Giacché l'unico contatto, al momento disponibile, era quello con la sua sedia, la spiegazione doveva trovarsi persa nell'aria: il brusio del condizionatore alloggiato nella stanza con la sedia imbottita, era capace di portare la Signorina Wilson in un dormiveglia-vigile, una sorta di stato di quiete apparente dove la pelle si accappona, non senza ragione, ma motivata dalle mille situazioni reali o posticce che passavano davanti ai suoi occhi. Transitava, così, in quel vissuto psicologico, tipico dei momenti di sosta, chiamato malinconia...affine sì alla tristezza, ma non così doloroso o cupo, piuttosto alimentato da tenerezza e dolcezza, da un pensiero intimo forse più a contatto con le ragioni del cuore.
Una volta terminato il suo pendolare tra Crepuscolo e Luminaria, come avrebbe rivisto se stessa e tutti quei giorni sparsi sull'arteria stradale che percorreva ogni settimana?
Questo l'interrogativo cui avrebbe tentato di rispondere in quello stato di semi coscienza...



28/07/09

Il pesciolino nella 208...

La stanza con il letto bianco, i due divanetti, il puff color giallo ocra e l'armadio chiuso da un chiavistello, era alquanto silenziosa: il televisore al plasma non aveva bevuto un briciolo di corrente, astenendosi, così, dal dire la sua. La Signorina Wilson meno che mai avrebbe disquisito in solitario quella sera, se apriva bocca era solo per allentare la tensione accumulata, appena sotto le tempie, a causa della morsa, troppo stretta, dei suoi denti. Come pesce fuor d'acqua, socchiudeva le labbra nell'improbabile attesa di una minima frequenza che potesse diffondersi nella stanza 208.

Nuotando, non senza indugi, tra le pareti opposte di quello strano acquario chiamato albergo, la Signorina Wilson immaginava già il suo rientro a Luminaria: la casina invasa dal profumo di rosa selvatica, l'azalea nel vaso blu cobalto, la camera dalle pareti picchiettate di rosa-pesco delicato e quanto mai appropriato alla sua indole...per tutto questo dovevano ancora trascorrere circa 20 ore...

27/07/09

Una ricetta per cuochi esperti...

Con ordine, questi furono gli oggetti sui quali la Signorina Wilson posò i suoi occhi appena entrata nella stanza 208:

  1. porta del bagno sulla destra;
  2. porta della stanzina armadi sulla sinistra;
  3. divanetto a due posti;
  4. letto matrimoniale incastonato tra due comodini;
  5. scrivania con sedia di metallo nera;
  6. altro divanetto con tavolino in legno;
  7. piccolo puff color giallo ocra;
  8. armadio, adiacente al puff, con chiusura a chiavistello;
  9. televisore al plasma appeso alla parete di rimpetto al letto;
  10. ampia finestra con doppio tendaggio: uno oscurante e l'altro filtrante.
L'ambientazione, dunque, era tale da favorire un ampio ambito di distrazione. Tuttavia, il pensiero che per primo arrivò al traguardo nella testa ricolma della Signorina Wilson, fu decisamente estraneo al contesto: "...la parete è così ampia che potrei palleggiare con palline depressurizzate!!".
Non lo avrebbe fatto, è chiaro, ma l'idea che l'azione in sé avrebbe potuto essere realizzata, sorvolate le buone maniere ed il buon costume, la faceva star bene.
Sotto il cielo di Crepuscolo occorrevano: 1,5 Kg d'energia, 3 Kg d'immaginazione sfrenata, svariati pizzichi di sana follia, sale e pepe q.b. per riuscire a rendere quel frammento di cielo incorniciato dalla finestra della stanza 208, più simile possibile a quello di Luminaria.

26/07/09

Il Signor Oliviero

Un tale, di nome Oliviero, aveva colpito non poco la Signorina Wilson: corporatura generosa all'altezza della cintura, capelli brizzolati con attaccatura quanto mai vicina all'arcata sopraccigliare, mani ben curate, occhio vivido e attento; generoso, ma al contempo misurato, con le parole, declinate con grande abilità in inglese, francese e tedesco.

Lavorava, Oliviero, come capo sala presso il ristorante più caro alla Signorina Wilson: La Buca di Sant'Antonio.
Appena fatto il primo passo nel locale, niente avrebbe potuto dissuadere la più distratta delle creature di questo mondo, che solo in una ambientazione del genere si sarebbe potuto trovare un personaggio così bizzarro e romanzesco.
Certo, la fantasia della Signorina Wilson sicuramente giocava un ruolo fondamentale, ma l'evidenza delle circostanze era chiara anche alla persona che, quella sera, era al suo fianco: il suo amore più grande.
Confusa tra il ramato di ciottoli, pentole e vecchi strumenti musicali appesi al soffitto, la danza inarrestabile della candela sul tavolo, l'oro limpido di in Pinot, la Signorina Wilson quella sera aveva chiuso gli occhi con la serenità sdraiata al suo fianco.

23/07/09

Under pressure!

Era tornata da Crepuscolo particolarmente stanca: dalla sua bocca niente più che 2 o 3 frasi circostanziate e di riepilogo lavorativo dopo le quali, l'abitacolo dell'autovettura sulla quale pendolava, era rimasto afono.

Arrivata in Via Tal dei Monti e dei Tali, 3 erano i gesti consueti: lasciava che la tracolla della valigia le scivolasse giù dalla spalla destra, prestava attenzione al rumore prodotto, e si compiaceva di poterlo, ogni volta, considerare simile a quello di una pallina da tennis sovraccaricata da troppi dritti, rovesci e smash: "Sei una Wilson forzatamente depressurizzata!", diceva.
Ma il piccolo schermo del suo cellulare, quella sera, conteneva una sorpresa: l'arrivo di una foto le aveva restituito parte delle energie evaporate sotto il sole nebbioso di Crepuscolo...appenderla in bacheca le avrebbe permesso, un domani, di replicare un ulteriore sorriso per un ricordo vissuto.

21/07/09

Le 6 differenze...

Le partenze da Luminaria non erano tutte uguali. La questione metereologica, ad esempio, influiva notevolmente sull'umore della Signorina Wilson, nonché sulla sua capacità, appena messi i piedi a terra scendendo dal letto, di affrontare la sua pendolarità settimanale.

Quel mattino era particolare. C'erano:
  1. un sole deciso in cielo;
  2. il bocciolo persistente della sua azalea contenuta nel vaso blu cobalto;
  3. rumori di cantieri in lontananza coperti da quelli, ben più gradevoli, del giardino adiacente la sua piccola chiostra;
  4. l'impressione che le sue papille gustative avessero maggiormente gradito le fette biscottate ai cereali;
  5. il sistema random del suo stereo aveva scelto, da un intero disco, la canzone a lei emozionalmente più vicina;
  6. sarebbe partita con la certezza che il fine settimana che la attendeva, sarebbe stato ben più movimentato e ricco di quello appena trascorso.
Messi in valigia, uno ad uno, questi sei punti, con la stessa precisione che riservava agli indumenti, si impegnava in un sorriso sbiadito come un acquerello...
Chiusa la porta alle sue spalle con due giri di chiave, iniziava a sbriciolare ognuno dei 290 km che la dividevano da Crepuscolo.

19/07/09

Felicità misteriosa...questo significa...


La Signorina Wilson aveva letto che, nel linguaggio dei fiori e della piante, l'azalea significava "felicità misteriosa"...aveva così rapidamente concluso che, dalla fine di Novembre, quella stessa felicità abitava con lei in Via Tal dei Molti e dei Tali, racchiusa in un vaso blu cobalto.

Tale singolare convivenza non la meravigliava più di tanto visto che le mani che le avevano consegnato quella piantina, appartenevano ad una delle persone più nebulose che avesse mai conosciuto..
Non le fu così difficile creare un intrico di mille significati nascosti quando, una mattina, vide del colore rosa confetto accendersi nel mezzo delle mille sfumature di verde: era nato un nuovo bocciolo...e proprio lui, il primo di una serie, avrebbe dovuto custodire una gioia specifica, "una peculiarità", sosteneva la Signorina Wilson.
Poteva trattarsi del prossimo viaggio a Praga...oppure di un improbabile, e per questo adatto a risiedere nel mondo dei sogni, viaggio di sola andata verso ciò che sempre aveva desiderato..

17/07/09

3 ore di ordinaria follia...

  1. "Pieghi la testa...";
  2. "Gradisce questa temperatura?";
  3. "Ecco un po' di riviste...";
  4. "Gradisce del caffè...?";
  5. "Forse un po' d'acqua...";
  6. "Troppo caldo?";
  7. ...
Questi ed altri, gli incisi offerti all'udito della Signorina Wilson, reso ovattato da un asciugamo, arrotolato come un turbante, che le copriva gli orecchi.
Il brusio dei tanti phon, nella stanza adiacente, quasi le conciliava, si e no, almeno 2 orette di sonno...
Era chiaro che la Signorina Wilson si trovava in uno di quei posti che lei scansava accuratamente per almeno 4 mesi consecutivi: dal parrucchiere/a...dipendeva dal caso e, questa volta, proprio lui, il Caso, aveva deciso di indossare abiti fimminili!
Nonostante la data avversa, Venerdi 17, quelle mani annodate tra i suoi capelli, tutte quelle spille, mollette e spazzole di ogni taglia, le avevano fatto trascorrere 3 ore di piacevole abbandono e relax, immersa nei migliori profumi di shampoo e creme ristrutturanti di cui aveva memoria...
Grazie all'audacia di forbici esperte, la Signorina Wilson aveva cambiato l'immagine che ogni mattina si rifletteva sul piccolo specchio del bagno al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali e che riconosceva, indubbiamente, come propria...
Non le restava, adesso, che sforbiciare il mondo che la circondava per renderlo compatibile con questa nuova identità...




14/07/09

Buone nuove...

La Signorina Wilson poteva dirsi felice! Felice nonostante fosse rimasta nuovamente sola: evidenza questa, ormai ben tollerata; ciò avrebbe implicato la pressoché totale assenza di particolari propensioni verso le sue minuziose ricerche di intimità e solitudine.

Era decisa a cambiare registro comportamentale.
A favorire questa svolta occorreva un incontro che riassumesse, nell'ordine, queste peculiarità:
  1. dinamico;
  2. solare;
  3. divertente;
  4. piacevole;
  5. durevole.
Se era possibile aggiungere un ulteriore 6° punto, la Signorina Wilson non avrebbe saputo dire, fatto sta che quella volta il caso l'aveva letteralmente abbracciata!
Un nuovo personaggio, capelli biondi e occhi chiari, si affacciava nella sua vita in modo così inaspettato, che assimilarne la consistenza sarebbe stata impresa non da poco, ancorché gradita!
Nuove ore da spendere su nuovi campi di gioco, con nuovi panorami emotivi presumibilmente a lei ignoti.
La Signorina Wilson era pronta a sudare gioia.

12/07/09

Caffè al gusto di talco...

Il dito della Signorina Wilson, immerso nel contenitore trasparente contenente foglie secche profumate al talco, simulava l'azione di un cucchiaino in una tazza da caffè...


Ciondolava, così, tra il ricordo della serata appena trascorsa e la proiezione delle settimane successive, quelle in cui qualcosa sarebbe dovuto cambiare.
Con l'accortezza necessaria al suo temperamento, delicato sì, ma non fragile, si convinceva del passo compiuto ancorché ancora di natura verbale.
Bastava credere all'evidenza delle proprie necessità: la sua calma avrebbe regalato serenità e chiarezza a chi le stava accanto, e questo, si augurava, avrebbe comportato una possibilità concreta di percorso congiunto.
Era più forte...certo un po' sopra le righe, come sempre del resto, ma convinta della sua scelta.

10/07/09

Terzine in tempi binari!

Quanto lottava contro la sua implacabile impazienza! La Signorina Wilson aspettava con tutto il cuore quel sabato per veder espresso, in un solo unico grande abbraccio, tutto l'amore che provava..
E se parte dei suoi pensieri li dedicava a costruire immagini fittizie di quell'incontro, con la restante parte, già era arrivata alla domenica, che avrebbe portato con sé una nuova partenza..
Forza, coraggio e determinazione...questa la terzina, collocata in un tempo rigorosamente binario, che avrebbe dovuto e voluto seguire..

09/07/09

Contenitori ermetici...

E così, con un pianto tutt'altro che liberatorio perché soffocato, la Signorina Wilson cedeva all'eccessiva stanchezza, ai troppi pensieri, alle emozioni forti vissute e a quelle che si preannunciavano. Non ne poteva più, era il caso di dirlo.
Forte si, ma non indistruttibile. Era certa, tuttavia, che in quel pianto, versato su uno dei marciapiedi di Crepuscolo, non vi era manifestazione alcuna di cedimento psicologico o quant'altro, ma solo il bisogno di liberare se stessa dall'idea che il suo corpo potesse diventare, in breve tempo, un contenitore ermetico di sentimenti, buoni o cattivi che fossero.
La Signorina Wilson, in fondo, funzionava con ingranaggi banalissimi ancorché impeccabili: rivivere il calore del suo prezioso affetto forzatamente lontano, riconoscere il profilo di Luminaria e della sua casina, le avrebbe ridato energia...
Aspettava solo, anche quella sera, che arrivasse il momento di poter montare sulla macchina e ripercorrere quei 290 km che erano tutti lì, uno ad uno, nella sua memoria e che separavano le due città tra le quali pendolava...

07/07/09

Vorresti chiamarti Chris Cornell...

La Signorina Wilson aveva vissuto proprio lì a Crepuscolo, luogo dal quale mai niente si sarebbe aspettata, una delle esperienze più intense, coinvolgenti ed emozionanti di cui aveva memoria: un concerto...anzi, non un concerto, ma il concerto! Il cantante, conosciuto solo poco più di due anni prima, aveva portato la Signorina Wilson in mondi sonori a lei completamente sconosciuti. Questo avvicinamento, graduale ma significativo, si era concretizzato completamente in quelle 2 ore ininterrotte di marea sonora nella quale, con piacere, si era fatta travolgere.
Stordita, appagata e felice di aver visto cadere, una ad una, ogni sua resistenza e timidezza, vedeva chiudersi dietro le spalle, la porta della stanza 316..
Ma quel giorno era nato per essere speciale, unico: in un messaggio, letto sul piccolo schermo del suo cellulare, c'erano le 2 parole più importanti della sua vita, che si erano arrestate lì, tra gli occhi e il cuore, tra un respiro e un grido soffocato, tra la gioia sognata e quella che avevo visto, quella sera, divenire realtà.

06/07/09

Racconti di coincidenze e interferenze...

La Signorina Wilson non amava affatto spostarsi in treno...tanto meno quando il tragitto da compiere era quello tra Luminaria e Crepuscolo. Iniziava, per altro, a convincersi che questa antipatia potesse, in qualche modo, essere reciproca. Per quale ragione, però, un treno dovrebbe avercela con la Signorina Wilson? Forse perché, con una puntualità disarmante ancorché disattesa, gli scioperi si verificavano solo in coincidenza delle sue partenze? Forse perché, per una particolare congiunzione astrale, proprio nei dintorni del suo posto (lottato anche se prenotato) volteggiava un elefante volante...(chiamava così le falene) dal quale non avrebbe potuto né scappare né dichiarare guerra, per la presenza di troppe teste ciondolanti di sonno che le impedivano ogni movimento...
Di tutto un po' si direbbe, ma lei preferiva dire: "di poco molto...", se non altro avrebbe potuto indirizzare le sue energie verso scopi precisi, tipo zampine filiformi attaccate a corpi ciccioni e pelosi...no, le falene proprio non le sopportava..
Un'altra ora ancora e uno scorcio di Crepuscolo sarebbe stato incorniciato dal finestrino del treno..

05/07/09

Via col Vento...


...alla Signorina Wilson piaceva indiscutibilmente questa foto...le faceva venire in mente, e non sapeva dirne il motivo, una ipotetica rivisitazione di una delle tante locandine, ingiallite dal tempo, di Via col Vento...solo che, alla bellezza cristallizzata e imperturbabile di Vivien Leigh, si sostituivano le sfumature ramate del suo amore...e se lui, Rock, guardava avanti, anche lei era intenzionata a farlo con altrettanta forza.
La mèta più vicina da vivere anticipatamente era la sua partenza per Praga...guida alla mano, a lettura terminata, ne avrebbe saputo più lei di una abitante del posto..di cui ignorava ancora la denominazione: praghesi? praghini? praghetti? ...ABITANTI DI PRAGA...
Con questo dubbio, ancora irrisolto, sarebbe prima uscita per scrollare le spalle dopo l'ennesima speranza di condivisione e riunione vanificata...

03/07/09

Discontinuità con salto...

Queste le fasi che la Signorina Wilson era solita attraversare per compensare un suo difetto di comprensione immediata di un evento o una circostanza:

  1. assimilazione sonora della notizia;

  2. assimilazione sostanziale del suo contenuto;

  3. distacco dalle persone coinvolte nell'evento, lei compresa;

  4. ribellione emotiva;

  5. profondi sbalzi d'umore;

  6. frenesia;

  7. voglia di spaccare il mondo...anche se con le buone maniere...(figuriamoci se le dimenticava per strada!);

  8. CLICK: il punto di vista meravigliosamente concepiva una nuova prospettiva..

  9. capolinea raggiunto: la Signorina Wilson aveva capito!

Sembrerà strano...ma lei funzionava così. Era fermamente convinta che dovesse esserci un momento per la comprensione (che per lei significava attraversare i 9 punti della lista), e un tempo per aprire gli occhi su una prospettiva completamente mutata: primo e secondo atto di una commedia senza autori né registi.

Lei chiamava queste situazione le "sue discontinuità"...parafrasando concetti matematici che l'avevano accompagnata durante gli studi universitari...



Questa che stava vivendo era una discontinutà inequivocabile. Non avrebbe più coperto il suo volto di una luttuosa e sconcertante austerità.
Avrebbe riscoperto la sua individualità.



01/07/09

Lettura e scrittura...

"Certe notti per dormire mi metto a leggere,
invece avrei bisogno di momenti di silenzio"
- Franco Battiato -
La Signorina Wilson, invece, scriveva...e non avrebbe smesso di farlo. Vago e nebuloso era l'inizio di ogni suo pensiero reso cartaceo, ma non la sua fine. La chiarezza della scrittura le avrebbe regalato un sonno migliore...
"Uno, due, tre e quattro...siamo arrivati a 4...", queste le sue parole prima di spengere la luce della stanza 315.

Punti di vista...

Questo il primo punto di vista della Signorina Wilson quella mattina...


C'è chi con una gru e con l'altezza di tanti palazzi grigi è capace di fare dell'arte apprezzabile...ma la Signorina Wilson certe velleità artistiche non le possedeva proprio, ancorché non disdegnasse l'arte! Tuttavia, preferiva continuare a credere che gli occhi del suo amato Rock fossero più espressivi del sorriso della Gioconda o della linguaccia di Eistein...con quel pensiero iniziava la sua giornata.