29/05/09

Succulent's Flower

Non era più soltanto la cervicale deviata a tormentare la Signorina Wilson, ma anche una ingloriosa intossicazione alimentare avvenuta per merito dell'unica cosa che era stata in grado di ingerire, quella sera, di ritorno dalla città di Crepuscolo: un uovo bollito...


Si contorceva e non si capacitava di quanti mai potessero essere i liquidi ancora presenti nel suo corpo, non essendo stata più in grado di bere anche un solo sorso d'acqua..


Nonostante l'evidente frustrazione appesa sul suo volto, la Signorina Wilson aveva trovato dove riporre il suo sorriso anche quella giornata...


27/05/09

Fra Luminaria e Crepuscolo…

Forzatamente lenta era stata la ripresa alla pendolarità. La vita della Signorina Wilson, ormai da tempo, oscillava fra Luminaria e Crepuscolo distanti quasi 300 km che, metro dopo metro, si erano dispiegati tutti sulla sua cervicale deviata regalandole una nottata tutt’altro che piacevole.
Anche quella mattina i suoi occhi, al risveglio, non avevano colto i consueti profili della sua camera picchiettata di un caldo rosa pesco, ma solo drappeggi dorati alle finestre..segno evidente che l’albergo in cui si trovava era sempre il solito..solo la camera variava: la 211 questa volta, situata in una delle due estremità del corridoio al secondo piano. Una strana combinazione di tutti i numeri, di tutte le camere, di tutti gli alberghi che aveva occupato durante tutti questi mesi avrebbe potuto regalarle una vincita milionaria a qualunque lotteria!
Il rumore costante dei battistrada delle macchine sulla tangenziale l’avrebbe accompagnata, anche quella mattina, a lavoro…
Un sospiro sulla timida fiducia che accarezzava le promesse ricevute qualche giorno addietro…un’altra giornata iniziava.

25/05/09

Il risveglio di Oddo

"Il mattino seguente il sole sorse su un mondo nuovo. Oddo doveva partire allo spuntar del giorno e l'alba lo sorprese alla finestra, mentre col pensiero la vedeva dispiegarsi e tuttavia non ancora del tutto visibile nell'estremo barlume delle stelle."

- Edith Wharton -
Era un mondo nuovo anche per la Signorina Wilson quella mattina. Non ricordava, proprio no, di aver mai avuto una porta finestra così grande, i quadri appesi non raffiguravano più i soggetti consueti, il letto era molto più grande, le pareti non più picchiettate del familiare rosa pesco. A pensarci bene l'elemento più nuovo quel mattino, non era tanto l'arredamento attorno a lei quanto piuttosto quel volto tuffato nel cuscino, un braccio piegato nella posizione più impensabile anche per la più agile fra le articolazioni e quei capelli corti e neri che lasciavano intravedere la cute chiara. Rideva la Signorina Wilson, rideva per il piacere di trovarsi in quel contesto a dispetto di quanto la sua audacia nel cambiare il mondo, il suo mondo, non le avesse imposto fino al giorno prima...aveva ottenuto una tregua di pensiero durante la quale, sperava, avrebbe assunto, per la prima volta, il ruolo che le spettava in una vita condivisa.

24/05/09

Silenzio

Respirava un incomprensibile silenzio la Signorina Wilson e, a compiacere questa tendenza alla solitudine acustica e fisica, anche la voce aveva pensato di congedarsi dalle sue corde vocali..tutto era perfettamente in sintonia con il momento: ora così rapido e impaziente, ora lunghissimo da passare...
Ciò che aveva era una certezza, quello che voleva un sogno: fermarsi o andare avanti? Il prezzo di questa spietata concretezza era, esso stesso, un desiderio non raggiunto..in fondo, la Signorina Wilson era incapace di trasmettere emozioni che non sapeva vivere...incapace, una volta ritrovata la propria interiorità posposta per troppo tempo alle esigenze altrui, di perdersi di nuovo..
Da quel silenzio sperava di essere sradicata con forza e tenacia.

23/05/09

L'amico di una vita...

Preferiva tacere la Signorina Wilson quando incontrava Pessoa...conosceva tutto di lei: ogni suo vincolo emotivo, ogni suo tremore, la sua fermezza, i ripensamenti e le sue certezze, l'amarezza e la gioia...tutto.
Nel suo immaginario più sfrontato anche quella volta lui aveva scritto di lei e lei aveva taciuto.

"Sono un bevitore dei miei pensieri
L' essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima..
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi. "
- Fernando Pessoa -

22/05/09

Una squallida tranquillità

"Un male incerto provoca inquietudine perché, in fondo,
si spera fino all'ultimo che non sia vero;
ma un male sicuro, invece, infonde per qualche tempo
una squallida tranquillità."
- Alberto Moravia -
E la Signorina Wilson prendeva atto ormai da tempo dell'ambiguità del confine tra l'incertezza di un male e la sua certezza. La sola decisione da prendere, nonché l'unica capace di arrecarle il più lieve fra i dolori, sarebbe stata quella di tentare un sorriso...e lo avrebbe fatto. Non voleva arrendersi alla malinconia perché, diceva: "...sarebbe come cedere alla felicità di essere tristi".
Era stanca di riflettere, ma, nonostante questo, la sua testa opponeva un'ostinata resistenza alla quiete intellettuale.
Era stanca di vedere realizzati i suoi più intimi sogni in corpi e volti così diversi dai suoi.
Era stanca, semplicemente stanca e stanchezza, per la Signorina Wilson, significava dolorosa impazienza di una speranza non alimentata.

21/05/09

Dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande...

"È stato a lungo un mio assioma che le piccole cose sono infinitamente le più grandi."
- Sir Arthur Conan Doyle -
L'assioma in questione trovava alloggio anche al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali. Era da sempre stata convinta, la Signorina Wilson, che l'abilità più grande di un individuo fosse quella di saper vedere una cosa grande quando ancora era piccola...nient'altro che lungimiranza si direbbe, ma no...non era solo quello..lungimirante, per la Signorina Wilson: "..è una persona che indossa l'orologio al polso, senza guardarlo molto spesso e che pensa che adattarsi al presente sia meglio che pensare al passato..". Frase alquanto sentenziosa forse, ma non era per tentavo di giudizio che la pronunciava ad alta voce pur non essendo presente innanzi a lei alcun interlocutore, ma solo per fortificare ciò in cui credeva fortemente... Quante fossero le cose piccole, ma infinitamente grandi, che aveva saputo cogliere nell'eterogeneità quotidiana di situazioni non sapeva, ma era certa che il numero di queste doveva superare le 10 dita delle sue mani..o almeno questa sembrava essere la sua più grande speranza.

20/05/09

L'antitesi

"La più grande felicità, dopo quella di amare, è quella di confessare il proprio amore."
- André Gide -
E lei, la Signorina Wilson, era ben stanca di conoscere questa felicità..
Cosa poteva dunque esistere all'altro capo del filo? Avrebbe dovuto pensare a qualcosa di grande per rispondersi e l'unica verità di cui si diceva persuasa, era che ci fosse niente altro che il deterioramento morale di chi non fosse riuscito a mettere le proprie radici negli altri. Ecco, questa era l'altra faccia del mondo per la Signorina Wilson. L'aveva definita, certo, ma mai avrebbe voluto abitarci.

19/05/09

Fallisci ancora, fallisci meglio!

"Ho sempre tentato.
Ho sempre fallito.
Non discutere.
Prova ancora.
Fallisci ancora.
Fallisci meglio."
- Samuel Beckett-
La Signorina Wilson era rimasta affascinata nel vedere come Beckett fosse riuscito a condensare in una successione di parole dal contenuto alquanto avverso, un messaggio assolutamente convincente, persuasivo e carico di spinta emotiva. Era sufficiente fallire ancora per fallire meglio: esattamente quanto riteneva di aver compiuto negli ultimi 2 anni di vita. Era a buon punto dunque, quello giusto, diceva, per arrivare alla soluzione del suo mondo di irrisolti pressoché quotidiani. Cosa fosse stato limato dal tempo, cosa oggi fosse più chiaro di ieri, cosa acquistato e cosa perduto, non importava più. Tutto, ad ogni buon conto, concorreva al fallimento: non uno qualunque ma quello fatto per riuscire.

18/05/09

Forza e debolezza

"La mia debolezza... Qual è la mia debolezza? Dovrei pensarci. Probabilmente avrei lo stesso problema nel rispondere se mi chiedeste qual è la mia forza. E forse sono la stessa cosa".

-Al Pacino-
Ed anche per la Signorina Wilson si sarebbe potuto dire la stessa cosa. Debolezza e forza convergevano immancabilmente verso un'unica condizione esistenziale: la sua, intrico eterogeneo di speranze, sogni destinati a rimanere tali, inesplorabili situazione di interazione umane, deboli ombre passate contro orme pesanti e ben calcate nel terreno della sua memoria di trentenne, e poi tanto, tanto spazio verso cui dirigersi. Il panorama decisionale era interessante ancorché complesso: ogni scelta, dichiarata come definitiva, sarebbe stata presa in uno stato d'animo non destinato a durare...di questo, la Signorina Wilson, era fermamente convinta.

16/05/09

Sette anni ancora...

"Tutto è relativo. Prenda un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie..."
-Albert Einstein-
...e proprio questa frase, aveva regalato finalmente un sorriso alla Signorina Wilson, le aveva fatto aprire gli occhi e l'aveva ricondotta a quella realtà che dal mattino presto la vedeva passivamente coinvolta. Il pomeriggio lasciava già spazio alla sera, ma niente di sensibile era rimasto sulla sua pelle...

15/05/09

Ad ognuno la sua libreria

"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare",

Arthur Shopenhauer.

E così, la principale occupazione quotidiana della Signorina Wilson, era sfogliare a caso le pagine del suo libro. Ciò che le creava un certo disappunto, tuttavia, era l'aver constatato che, ormai da tempo, la sua lettura scomposta non si limitava più alle sue 11680 pagine personali (una per ogni giorno della sua vita), ma che, di fatto, il panorama era ben più ampio: un'intera libreria con scaffali di dimensione variabile per alloggiare libri con volume crescente. Gli autori erano persone della sua infanzia, dell'adolescenza, dell'attuale maturità...
Avrebbe allora aumentato la sua bibliografia personale affinché il suo girovagare mentale tornasse ad essere il più aderente possibile alla realtà che stentava a vivere; non avrebbe compiuto alcuna azione reale perché quella, diceva, "è l'ultima risorsa di chi non sa sognare..".

14/05/09

Due volte al giorno l'ora esatta

Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno
Hermann Hesse.
Così, la Signorina Wilson, aveva rapidamente constatato che in tutta la sua casa c'erano almeno 5 orologi visibili (...quelli nei cassetti riteneva di non doverli considerare perché, nell'arco dell'intera giornata, i suoi occhi difficilmente ne avrebbero appreso l'ora...), ed ognuno di essi, a buon conto, avrebbe segnato per 2 volte l'ora esatta; 10 sarebbero state, invece, quelle in cui, con buona dose di fortunata, avrebbe potuto occupare un preciso angolo della sua casa e in un preciso ed assoluto attimo di verità temporale. Questa cosa, in qualche modo, riusciva a distrarla. Ignorandone l'improbabile ragione, era persuasa dal fatto che il pensiero che avrebbe attraversato la sua immaginazione in quell'incredibile coincidenza di eventi, avrebbe potuto essere assimilato a realtà, prossima o futura che fosse. Tuttavia una considerazione strideva con tutta l'impalcatura di idee che quella mattina l'aveva tenuta occupata: "c'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo".

13/05/09

Tutto insieme era il mondo

E tutto insieme,
tutte le voci,
tutte le mete,
tutti i desideri,
tutti i dolori,
tutta la gioia,
tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.
Hermann Hesse, da “Siddharta
E tutto questo era il mondo della Signorina Wilson, obbligatoriamente condensato in Via Tal dei Molti e dei Tali e sempre lì, al numero 34...
Aveva imparato a camminare ma adesso le piaceva correre, aveva imparato a sussurrare e adesso voleva gridare, aveva imparato a guardare e adesso voleva chiudere gli occhi..non a privarsi della vista ma per non esserne ingannata. Voleva comprendere ciò che faceva parte di lei e ciò che andava oltre, arricchendosi delle reciproche differenze e cessando, sperava, di essere la prolissità di se stessa.

12/05/09

Stai ferma, in silenzio e ascolta...

"E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e dove lui ti porta" , Susanna Tamaro.
Con accorto silenzio la Signorina Wilson guardava la sua felpa salire e ridiscendere sotto l'azione del suo respiro..
Era seduta e in attesa, concetrata affinché niente, in quel tardo pomerggio, potesse distarla. Tuttavia il ticchettio del timer in cucina, le suggeriva che, per quanto fosse immersa nella sua riflessione più profonda, il tempo continuava a scorrere anche al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali. Ma doveva avere fiducia (...aveva letto...), stare ferma, in silenzio e, qualora fosse stata in grado di raggiungerlo, avrebbe ascoltato il suo cuore: spugna avida di ogni liquido, sano o corrotto.
Quella sera l'unica voce fu quella del fantasma del suo sentimento più grande.
Si voltò, chiuse gli occhi e spense la luce..."il ricordo non deve invadere più il mio presente".

11/05/09

Le stonature di Igor

"Gli arpisti spendono il novanta per cento del loro tempo accordando le loro arpe e il dieci percento suonando scordati", Igor Stravinskij.
La Signorina Wilson, invece, passava la totalità delle sue giornate ad accordare i pensieri che le affollavano la testa con l'unico risultato di rendere tutto ancora più complicato. Perché, si sa, più tempo è speso ad osservare qualcosa e maggiori sono le possibilità di trovare degli incianpi, delle nervature troppo marcate su un marmo bianco, ancorché grezzo. L'estate si avvicinava rapidamente e con essa la temuta, per quanto nota, separazione. Avrebbe perso quella familiarità necessaria nella condivisione, nella comprensione, nella complicità e anche nel contrasto verbale di un rapporto senza volto e affaticato...quali consonanze era possibile far nascere non lo sapeva, le uniche note che potevano avvicinarsi a lei erano le geniali astrusità di Ligheti dove l’effetto prodotto è quello di una musica priva del senso del tempo, sospesa in un’immobile contemplazione...così risuonavano i pensieri della Signorina Wilson...

10/05/09

Il sole di Picasso

"Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole", Pablo Picasso.
La Signorina Wilson cercava dunque il suo sole. Chiusa da giorni nella casina al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali, non riusciva a darsi pace. La guarigione, se pur lenta e scarsamente percepibile dai muscoli, vertebre e nervetti della sua cervicale le avrebbe restituito il sorriso, quello vero..in una parola: il sole. Fino ad allora, diceva, doveva rendere la sua attesa più proficua possibile. Voleva leggere, imparare cose nuove, scoprire il volto di persone ancora nell'ombra, scrivere, ritrovarsi e capirsi aldilà della spensieratezza e libertà (a lei ben note) trovate su un campo da gioco, fosse questo in cemento, in terra o sintetico! In fondo, il peggio che poteva ancora capitarle, quella mattina, era di essere compresa...

08/05/09

Questione di marciapiedi...

Woody Allen: "Amo la pioggia, lava via le memorie dai marciapiedi della vita"...ma quanti marciapiedi c'erano nella vita della Signorina Wilson? Alcuni fatti di mattoncini di un rosso sbiadito e riarso dal sole, altri di legno chiaro, altri ancora di grezzo lastricato...in quali di questi stesse piovendo non sapeva dire, in quali altri avrebbe voluto veder cadere tanta pioggia neanche...dove stesse camminando lo ignorava.
Ma il dato di fatto era che la Signorina Wilson di strada ne aveva fatta molta e il paesaggio attorno a lei era cambiato, con o senza marciapiedi. E per quanto la sua cervicale deviata le dolesse, continuava a sostenere (non a testa alta cosa che, adesso, avrebbe richiesto l'uso del collare, che però penzolava all'attaccapanni della sua camera) che non erano i marciapiedi a spaventarla ma il non saper riconoscere in essi un elemento cedevole sotto il peso di un suo passo... In un angolo della memoria liceale della Signorina Wilson permaneva costante una frase: "Il mondo è fatto per finire in un bel libro" (Stéphan Mallarmé)...quindi, si diceva, in esso qualcuno avrebbe narrato la storia dei suoi passi in uno dei marciapiedi, di marmo, di legno, di pietra, bagnati o meno dalla pioggia..

07/05/09

Vento di tramontana...

Woody Allen: "Cos'è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?"...non sapeva rispondere la Signorina Wilson. Davanti ad una vecchia mail, da lei scritta circa un anno prima, constatava come il preciso ricordo che ne scaturiva appartenesse più alla memoria del suo vecchio computer piuttosto che alla sua vita passata. Tenere le parole che aveva usato, intrise di onesta ingenuità, ricolme di calore...si, era lei, sempre lei: la Signorina Wilson alle prese con i suoi mulini a vento costruiti in un mondo senza tramontana né scirocco.
"Un ricordo è qualcosa che hai se già appartiene alla persona con cui lo hai condiviso"...questo pensava cercando di riportare la sua deviazione cervicale in una posizione più vicina al reale...
La notte l'avrebbe aiutata.

06/05/09

L'aiuto di Saramago...

E se il cuore non ha capito, non arriva ad esser menzogna il detto della bocca, ma piuttosto assenza.
Così José Saramago, nella sua infinita grandezza di poeta e scrittore, aveva osservato, colto, compreso ed esplicato il principale intrico tra le vie dei pensieri della Signorina Wilson...

05/05/09

Crash...

"Se mantieni la calma mentre tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito qual è il problema!"...questo sosteneva Woody Allen...la Signorina Wilson, invece, il problema lo aveva capito bene ed era lì, tutto concentrato all'altezza della sua cervicale deviata . In una persona così naturalmente retta, ancorché troppo astratta, qualcosa di storto stonava proprio, era il caso di dirlo. Ma, si ripeteva la Signorina Wilson, "il caso non lo si può altro che accettare". E così quel pomeriggio, nel parcheggio della Via che non c'è la consistente retromarcia di una macchina grigia si era propagata dal paraurti al bagagliaio, dai sedili posteriori a quelli anteriori fino ad arrivare proprio sulla sua cervicale...

Quanto dolore ingiustificato..." i problemi vanno affrontati in contromano!" si era detta mentre le allacciavano un fastidioso collare...

03/05/09

Un ospite inaspettato...

Quella sera, la casa al numero 34 di via Tal dei Molti e dei Tali ospitava la voce rugosa, intensa e melanconica di Tom Waits...
La Signorina Wilson era distratta: chi la conosce bene non avrebbe potuto riscontrare in quella attitudine serale alcunché di anomalo...
Dalla sua bocca, pacata e riconoscente al buon senso lessicale, erano tuttavia uscite parole violente quel pomeriggio, parole decise, incorrutibili e intrise di tutte quelle ragioni che da sempre portava con sé. Non avrebbe più ascoltato, giustificato o riconsiderato ulteriori spiegazioni provenienti da una voce che non fosse stata la sua. Avrebbe ricostruito, visualizzato e reinterpretato il suo nuovo futuro, lo stesso che da giorni stava cercando di arrestare e rinnegare. Volti nuovi e dialoghi sconosciuti la turbavano. Dentro di sé una rabbia inconsulta non le faceva accettare di aver ancora una volta sbagliato strada pur sentendo di farne profondamente parte. Il suono del campanello di casa getta una fitta ombra sulla tensione emotiva della Signorina Wilson..

I soliti due giri di chiave e il suo cuore riprende a battare veloce e irregolare. Le braccia si aprono, la voce ripete un solo nome: "Rock!".


Al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali era entrato uno degli amori più grandi della Signorina Wison..

02/05/09

Amore a prima vista..

Attraversando oceani, mari e monti...ALT, ALT, ALT!!! No, non volevo iniziare con un'aulica descrizione della natura, delle stagioni, dell'aria calda di questi giorni, attraverso gli occhi della Signorina Wilson..NO...dicevo (schiarisco un po' la voce...): attraversando oceani, mari e monti di traffico (poco poetico, lo so, ma i dati di fatto sono pur sempre dati di fatto!!!), la macchina trova il suo posto nell'enorme parcheggio...la frenesia sale fino alla gola, le mani si aprono e chiudono dall'eccitazione, la vista si fa acuta...ed ecco, svoltato l'angolo, la carnagione della Signorina Wilson si tinge all'istante di un rosso acceso..è davanti a sé, la vede in tutta la sua eleganza: profilo snello, colori decisi, potente e forte....esattamente come la sua mano nell'afferrarla ed averla..cosa? Chi? Eccola...

...e fu amore a prima vista...furono sospiri, abbracci, foto...un rapporto nato, vissuto e concluso nello spazio di un tardo pomeriggio rimasto nei ricordi della Signorina Wilson.