31/08/09

Salto ad ostacoli...

Quel pomeriggio la Signorina Wilson era riuscita ad andare oltre.

Nell'oceano di silenzio delle colline attorno a Luminaria aveva ritrovato la sua pace.
Era la sua ennesima discontinuità: ieri, l'umidità negli occhi marcava, con un solco profondo, il suo sguardo stanco, oggi lasciava che la freschezza della natura si posasse sulle guance.
Non esisteva gesto che non avesse compiuto, parola che non avesse pronunciato, calore che non avesse elargito...
Se prima ciò la contrariava, adesso le dava forza...perché in quei gesti si riscopriva forte e sicura del suo mondo interiore.

Le settimane avrebbero ripreso il loro naturale ritmo:

  1. pendolare tra Crepuscolo e Luminaria di nuovo una consuetudine;
  2. rientrare al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali un caldo abbraccio;
  3. giocare a tennis la naturale certezza di sempre;
  4. ...e un affetto nuovo di cui aver cura...

Questo il suo imminente futuro...

27/08/09

Profondo stupore...

Quella notte la Signorina Wilson l'aveva passata ancora una volta a contemplare le stelle fluorescenti che decoravano la parete affianco al suo letto. La riflessione che aveva impedito ai suoi occhi di chiudersi era semplice, ancorché, dal suo punto di vista, parzialmente priva di logica: quante e quali sfumature intercorrono fra il dichiarare i propri intenti rimandandone le azioni in un tempo futuro, piuttosto che decidere di compierle oggi?

La domanda non era provocatoria: non voleva slegare il bisogno di posticipare un evento, qualunque fosse la sua natura, ad una naturale esigenza di riflessione, ma neanche rendere questo legame un vincolo permanente alla possibilità di compiere un gesto, piccolo, ma pur sempre capace di far maturare considerazioni a posteriori ben più mirate rispetto al solo atto speculativo iniziale.
La paura, ne era convinta, doveva giocare un ruolo fondamentale in questi delicati disequilibri.
La Signorina Wilson, sebbene persona intimista, non conosceva, almeno in taluni ambiti, dei tempi così lunghi di riflessione. Non si poteva, tuttavia, parlare di puro istinto. Amava pensare di conoscere se stessa così profondamente che mai il dubbio di un'azione le avrebbe impedito un passo dopo una manciata di giorni...
Ancora una volta, il mondo oltre i confini della sua ombra disegnata sul pavimento, sembrava così diverso da lei. Diversità che non era alienazione ma solo profondo stupore.

25/08/09

Canzoni di Viaggio...

Sole illumina il mio cuore,
vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
Piacere più profondo non conosco sulla terra
se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,
il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
per condividere la vita della nostra terra
dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve
nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
finché lieto posso tutte le forze celebrare,
e di ogni stella diventare ospite e amico.

- H. Hesse -



La nottata della Signorina Wilson era trascorsa ad occhi aperti, unicamente diretti verso le stelle fluorescenti attaccate alla parete affianco al letto.

Una sola, la riflessione di quelle ore interminabili:

Lasciare andare il proprio sogno, se non condiviso, è il gesto d'amore più grande che puoi donare a chi ti è caro.

E questo era quanto aveva fatto la Signorina Wilson...che adesso riprendeva a camminare in una strada a senso unico. Il suo anello le avrebbe ricordato per sempre quel meraviglioso e triste momento della sua vita.

24/08/09

Concerto per Piano ed Orchestra N°2, Op. 18

La Signorina Wilson era rientrata al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali, insolitamente presto rispetto a quanto aveva stimato..

Del resto, pur non essendo una macchina prestante la sua, non aveva mai abbandonato la corsia di sorpasso durante il viaggio...e alla fine, complice un traffico sostenuto ma non impossibile, poco prima delle 18, la chiave, inserita nella serratura della porta, faceva i suoi due giri.
La Signorina Wilson fu accolta:
1. dal profumo dolce di rosa selvatica;
2. dal Concerto per Piano e Orchestra N° 2 in Do min, Op. 18 di Rachmaninov...struggente ed appassionato come le sue emozioni;
3. dalla faccina stralunata della piccola matriosca scelta con infinita cura a Praga;
4. dall'azalea nel vaso blu cobalto;
5. dalle 2 violette africane;
6. dalla sua piantina grassa di cui, però, ignorava la specie;
7. da Peter Breiner con "Beatles go Baroque";
8. da una bellissima poesia di Herman Hesse, che le aveva fatto rapprendere il cuore in modo così deciso che il primo battito, successivo alla lettura, aveva avuto un'eco profonda come i pensieri che ne erano scaturiti...
9. ...
Era a casa la Signorina Wilson con due valigie vuote.
Era a casa la Signorina Wilson con due valigie che sarebbero rimaste vuote.
Era a casa la Signorina Wilson con due valigie che presto avrebbe abbandonato per uscire da quel contenitore scomodo di ricordi ingombranti...

23/08/09

Un nuovo anello...

L'anello indossato al pollice della mano sinistra era in grado di distrarre la Signorina Wilson. Lo aveva comprato la sera prima, in uno dei negozi che ricamano la passeggiata di Portoferraio.
Da allora non riusciva a smettere di avvitarlo, con una certa perseveranza, al dito cui lo aveva affidato.

Ogni giro era un ricordo che premeva di più sugli altri, che pretendeva attenzione e rispetto ma che consumava la già eccessiva propensione cerebrale della Signorina Wilson.
Con estrema rigidità, non mancava giornalmente, di rimproverare a se stessa la ricorsione di singoli pensieri nei quali avrebbe desiderato trovare dei perché, delle giustificazioni all'eccessiva complicazione di cui venivano forzatamente rivestite le situazioni.
L'evidenza di un'esperienza trascorsa nel perfetto equilibrio delle parti: stessa gestualità, stesso calore, stessa allegria...avrebbero dovuto spazzare, nelle speranze della Signorina Wilson, ogni resistenza e non essere annegate in un pianto congiunto..

22/08/09

Ciao...


Camminava, la Signorina Wilson.
Pensava, la Signorina Wilson...ma no, non sognava più.
La sua paura più grande l'aveva colta esattamente nel momento più improbabile, più lontano dalle sue fantasie difensive, più straziante...
Adesso era lì, con due occhi incapaci di essere spenti dalle palpebre, per l'eccessivo gonfiore.
L'evidenza di una manciata di giorni colorati dalle sfumature di un amore vero e forte si erano rappresi in un abbraccio inumidito dalle lacrime di un triste addio.
La Signorina Wilson regalava un sorriso al ricordo di una vacanza in cui aveva avuto la possibilità di vivere tutto ciò che sempre avrebbe voluto..

14/08/09

Oltre la propria ombra...

Solo una manciata di ore ancora e il viaggio avrebbe preso il suo corso, proprio lì, sotto le suole delle scarpe della Signorina Wilson.
Una partenza che, a fasi alterne, era stata sognata, sperata, voluta, allontanata e reclusa nell'angolo più inaccessibile dei suoi pensieri.

C'è chi prima di un viaggio riscopre la paura di volare, c'è chi medita sulla possibilità di troppa pioggia o troppo sole, chi sul bagaglio da portare...la Signorina Wilson, invece, spendeva la maggior parte del suo tempo pensando a tutto ciò che avrebbe vissuto al suo ritorno.
Ciò non le avrebbe, tuttavia, impedito di vivere, attimo dopo attimo, quella vacanza: nata per cristallizzare indefinitamente un periodo della sua vita o, al contrario, per vederlo maturare e raggiungere quella pienezza espressiva in cui lei stessa, con tenacia, aveva sempre creduto.
Non esistevano vie limitrofe da percorrere. E se anche i suoi occhi le avessero permesso di scorgerle, non le avrebbe mai prese in considerazione.
La Signorina Wilson credeva in ciò che sentiva: non dichiarava per poi ritrattare, mai dubitava delle sue reali necessità...tutto questo per lei era talmente evidente che immaginava una realtà uguale per chiunque altro.
Ma quella realtà, constatava, era valida non più in là della sua stessa ombra. Oltre vedeva accadere di tutto e la sua incapacità di comprendere come la complicazione potesse essere legata a forza con la spontaneità del proprio sentire, era quanto di più astruso lei avesse mai conosciuto..
Doveva quindi attendere...una manciata di ore...minuti...gli stessi che avrebbe battuto anche l'orologio astronomico di Praga...

11/08/09

Solo per appuntamento...


E dopo le disavventure da guinnes della Signorina Wilson non potevano mancare quelle della sua K-Factor Six One Team...

Non era certo un mistero che tra lei e la sua racchetta ci fosse una affinità chiara, lampante...dimostrabile perfino con il sincronismo degli inciampi di salute!
Erano giorni, quelli, in cui dritti, rovesci, volé e battute si consumavano principalmente fra due circoli: l'uno distava circa 15 Km da Luminaria, l'altro poco meno della metà, 7 Km.
Ogni giorno la Signorina Wilson, con la meticolosità di sempre, preparava lo zaino rosso dentro il quale sistemava, nell'ordine:
  1. due asciugamani;
  2. il beauty case;
  3. biancheria;
  4. vestiti;
  5. phon;
  6. profumo.
Con un volume considerevole ancorato sulle spalle, chiudeva la porta di casa e partiva per una delle due destinazioni: la prima immersa nell'aria salmastra del litorale di Luminaria, l'altra nella campagna di un piccolo paesino dove ogni anima era collegata all'altra da uno strano gioco di incastri parentali.
Così, in questi spazi ricolmi di pace si consumavano le suole delle scarpe della Signorina Wilson e le corde della sua racchetta che, in un rovescio a due mani giocato circa alle 15 e 10 del giorno corrente, avevano deciso di darla vinta alla grinta della pallina respinta...

08/08/09

Vademecum: definizione aggiornata.

Il dizionario on-line che la Signorina Wilson, con riverente premura, aveva sfogliato, alla voce Vademecum, riportava quanto segue:
Piccola guida, manuale tascabile, serie di indicazioni di più frequente utilizzo e necessarie per l'esplicazione di una particolare scienza, arte, professione, maestranza e simili.
Ancorché, a dispetto dei suoi studi, le deduzioni logiche non fossero propriamente il suo forte (...quando mai la Signorina Wilson aveva seguito la logica in vita sua?...mai nei libri di testo, né sotto il tetto al numero 34 di Via Tal dei Molti e dei Tali), con serena rapidità mentale aveva dedotto che la definizione era sbagliata.
E l'errore era di quelli classificabili con matita blu...non un blu qualunque..solo il blu cobalto, sfumatura di esclusiva proprietà del suo vaso di azalea.
L'entità e la sostanza dell'errore, in effetti, erano verità impigliate solo fra i capelli della Signorina Wilson...già, perché riteneva che un Vademecum non dovesse essere solo un'entità inanimata: libro o guida tascabile che fosse, bensì una figura umana in carne ed ossa!
Quel giorno, stesa sul suo letto per l'ennesimo infortunio che l'avrebbe allontanata dai campi di gioco, si promuoveva con questo slogan:
Io: Vademecum degli inciampi di una pseudo tennista

06/08/09

Nubi in dissolvimento...

Ultimi cento metri, la linea del traguardo era vicina, la vedeva con i propri occhi: bianca e assolutamente perpendicolare alla sua direzione di marcia!

La Signorina Wilson: zaino alle spalle, computer a tracolla e borsetta continuamente sul punto di scivolare dalla sua spalla destra, vedeva le porte del treno aperte anche per lei.
I chilometri che la tenevano lontana da Luminaria, si sarebbero via via consumati sulle due linee ferrate sulle quali correva la Freccia Rossa delle 17 e 3o.
Era un giorno importante. La sveglia dell'indomani l'avrebbe introdotta in un mondo adagiato su ritmi ben diversi dagli usuali. Nell'ordine avrebbe:
  1. fatto colazione la tazza a righe colorate ricolma di latte;
  2. giocato a tennis;
  3. ri-giocato a tennis;
  4. ...forse ancora tennis...;
  5. ...
  6. ...
  7. ..
  8. Praga...
...ovvero il sogno della prima vacanza insieme al suo amore più grande...

Il mondo incorniciato dal finestrino del treno cambiava rapidamente aspetto, almeno tanto quanto le nuvole, in evidente dissolvimento, sulla testa della Signorina Wilson.

04/08/09

La cabala...

Era arrivata, adagiata sulle sue spalle, la stava vivendo, la stava consumando, si stava compiendo: l'ultima settimana a Crepuscolo aveva avuto il suo inizio con la solita sveglia all'alba, seguita da una colazione fugace e un viaggio il cui percorso avrebbe potuto essere recitato a memoria, chilometro dopo chilometro, curva dopo curva e cantiere dopo cantiere!

La Signorina Wilson viveva quella settimana in un turbinio di emozioni: esaltazioni motorie e psicologiche seguite da atterraggi in realtà molto più prossime al senso comune.
Ed era proprio quello, un certo realismo, a venirle meno allorché si avvicinava a vivere una situazione che, a suo prematuro avviso, l'avrebbe portata a confrontarsi in situazioni troppo più grandi di lei...
E questa paura non cessava se non qualche giorno dopo che il pericolo era stato scampato o, peggio, vissuto.
La prospettiva di un periodo di vacanza, tuttavia, le dava la forza necessaria per tirarsi su le maniche a dispetto della T-shirt nera con 3 righe bianche sulle spalle che, quel giorno, indossava.
Il numero della camera d'albergo presso la quale era alloggiata era il 129. Da allora, per la cabala improvvisata della Signorina Wilson, 129 avrebbe significato chiuso per ferie.


02/08/09

Il matrimonio del mio migliore amico...


Esistevano due tipi di giornate per la Signorina Wilson. Per distinguerle, il suo dito indice, puntato sui numeri progressivi del calendario di carta riciclata appeso nella piccola cucina, avrebbe potuto:

  1. scivolare al giorno successivo senza né soste né indugi...soprattutto se il successivo era colorato di rosso;
  2. inchiodare, come fa una macchina di grande cilindrata messa di fronte ad un ostacolo imprevisto ed improvviso.
Ecco, il primo di Agosto, l'indice della Signorina Wilson aveva scelto la seconda opzione. La brusca frenata sul numero 1, era dovuta a due situazioni che avrebbero sicuramente motivato una moltitudine di riflessioni non solo a posteriori, ma anche in anticipo sul ritardo previsto nell'esprimerle, nel maturarle in tutta la loro complessità emotiva.
Accadeva, quel giorno, che il suo migliore amico avrebbe portato all'altare la sua sposa.
Accadeva, quel giorno, che Bobo Rondelli avrebbe cantato con una smisurata passione.
Accadeva, nelle primissime ore della notte che si univa al giorno in questione, che la Signorina Wilson si dichiarasse incapace di credere agli eventi che dalla mattina, con il suo completo di lino, aveva vissuto, attimo dopo attimo.
La sua certezza era la malinconica gioia che la conduceva verso il sonno.