23/02/10

Punto e virgola!

Le forze stavano riprendendo a fluire lungo le braccia desiderose di sostenere nuovamente il peso di una racchetta e nelle gambe, pur sempre stanche, della Signorina Wilson.
Forse il peggio era passato o forse no, fatto sta che questo era un inutile dettaglio.
La Signorina Wilson aveva imparato che un risultato nel lavoro o uno nella sua convinzione tennistica, uno stato d'animo o uno stato fisico, un giorno di sole o uno di pioggia, erano un fatto puramente puntuale, non estendibile né a ritroso né nell'imminente.
Convinta di questa assunzione, che magicamente si era concretizzata nella sua testa dopo la prima notte di un vero sonno ristoratore, si era persuasa che l'unico modo di affrontare un fatto puntuale era esattamente quello di considerarlo come tale. Un punto non ha peso in sé...figuriamoci nell'arco di un giorno, una settimana o una vita intera!
Ragionamento semplicistico, ma notevole in efficacia e forza.
Ed era proprio quella forza che aveva deciso di migrare negli arti della Signorina Wilson regalandole il sorriso.
Era tornata a lavoro e, pur non potendo pendolare tra Luminaria e Crepuscolo, aveva deciso di rendere fruttuosa la sua inconsueta permanenza, nello stesso posto, per oltre 7 giorni. 
Questi i suoi obiettivi:

  1. respirare la sua casina nuova;

  2. gioire per la presenza della madre e della padre;

  3. assistere alla partenza della sorella;

  4. curare l'azalea contenuta nel vaso blu cobalto;

  5. ascoltare la sua musica: quella della sua maturità come quella della sua giovinezza..

  6. ...
Erano passi: decisi, voluti e ben equilibrati.

15/02/10

I giovedì della Signorina Wilson...

Certo tutto poteva essere detto tranne che quel Giovedì fosse stato il giorno fortunato della Signorina Wilson.
Si trovava a Crepuscolo e, come ogni Giovedì, il risveglio, ancorché brusco e repentino, era cominciato con il sorriso: era il giorno del rientro alla sua nuova casina in Via delle Nuove Avventure.

Tuttavia qualcosa, forse un piccolo sassolino, si era insinuato negli ingranaggi di quella giornata generando uno stato di malessere indefinito che lentamente, come fa l'acqua nel percorrere le trame di uno scottex, risaliva le gambe della Signorina Wilson, circuitava all'altezza dello stomaco e metteva il suo punto sulle sue tempie.


Questo gioco impazzito di sensazioni sgradevoli aveva raggiunto il suo apice morendo in una vertigine così forte da spegnerle lo sguardo e precipitare a terra nella toilette.


Da lì gli eventi furono i seguenti:

  1. visita e ricovero al pronto soccorso di Crepuscolo nel primo pomeriggio;

  2. flebo;

  3. ulteriore malore;

  4. perdita di conoscenza;

  5. puntura;

  6. perdita di conoscenza;

  7. partenza, forzata e necessaria, per Luminaria.

  8. arrivo a Luminaria e perdita di conoscenza in ascensore;

  9. ricovero immediato;

  10. pressione inesistente;

  11. flebo in ambulanza;

  12. 3 flebo in ospedale;

  13. il cuore ha qualcosa che non va;

  14. le analisi hanno numeri impazziti che seguono successioni ignote;

  15. altra flebo;

  16. ore di sonno azzerate;

  17. è mattino altra flebo;

  18. la pressione si alza un po' e questo permette alla Signorina Wilson di osservare il mondo da seduta;

  19. ecografia al cuore;

  20. nuove analisi;

  21. globuli bianchi precipitati..."globulini dove siete!?...su via tornate da me...siete importanti!";

  22. richiesta visita specialistica e prioritaria per indagini;


...sballottata sotto e sopra con adesivi fatti a bottoncino per ricevere gli elettrodi per l'ECG, la Signorina Wilson aveva visto il suo mondo stravolto.



Non era il caso di indugiare...i primi numerini sballati avrebbe dovuto considerarli di più...così adesso erano loro a non voler considerare lei...

La strada per la riappacificazione era aperta. Le nuove analisi, di cui ancora non conosceva l'esito, le avrebbero dato ragione...lo sentiva dentro di se.

01/02/10

La prima notte...

La notte del 31 Gennaio la Signorina Wilson aveva chiuso gli occhi portando con sé l'immagine di un soffitto diverso: bianco, profumato di nuovo ed inconfondibilmente suo.
In Via Tal dei Molti e dei Tali non era rimasto niente di diverso da un anno, un mese o poco più, di ricordi. La porta si era richiusa alle sue spalle alle 17 e 46 minuti emettendo un'eco assoluta: suono puro e deciso, sudato e voluto, malinconico e accaldato.
E se una porta si era chiusa, l'altra, quella al numero 117 di Via delle Nuove Avventure, si era spalancata come a prendere la prima vera boccata di ossigeno.
Le pareti erano nude e candide come la pelle di un neonato che avesse emesso il primo vagito, per contro, ogni angolo del pavimento si era popolato di svariate qualità di sacchetti ricolmi di ogni sorta di cimelio rapito alla precedente vita.
La prima notte la Signorina Wilson l'avrebbe passata ad ascoltare un inconsueto silenzio. Un silenzio che camminava sui bordi delle mattonelle nuove, risaliva sugli stipiti delle porte, lasciava tracce sui vetri, percorreva i ricami della sola tenda presente nella casa, risaliva sul letto della Signorina Wilson per terminare il suo viaggio nell'unico timpano che avrebbe riconosciuto quella vibrazione come sua.
La notte del 31 Gennaio la parola gioia si era riconciliata, nel vocabolario della Signorina Wilson, con il suo significato.