18/06/10

Pelle bruciata

Così quell'individuo aveva inghiottito la volontà della Signorina Wilson, la sua tenacia, determinazione, la sua incapacità di gettare la spugna, di aggrapparsi all'ultimo soffio di speranza.

La pesantezza dei passi dello sgradito intruso era percepibile in ogni stanza della sua casa: appendeva  la sua lurida forza alle pareti, smuoveva le tende delle finestre come fossero aperte per far entrare uno sbuffo spavaldo di vento.

Non era in grado, la Signorina Wilson, di andare oltre.
Non voleva.

Era sufficiente avere la forza di dedicare alla decisione che viveva dentro di lei, quelle attenzioni che volutamente vedeva girare in una bevanda analcolica trattenuta tra le sue mani.
Doveva rovesciare quel bicchiere, lasciando che quel liquido amaro e zuccherino macchiasse i suoi vestiti e marcasse la sua pelle con un alone indelebile, come fosse una bruciatura, o semplicemente la voglia, di quello stesso organo, di reagire alla sua sfrontata sottomissione a qualsiasi temperatura circostante, a qualsiasi agente atmosferico...a qualsiasi cosa le piombasse incontrastabilmente addosso.
Con quei pensieri i brividi rafforzavano le sue decisioni.

04/06/10

Un mostro in casa Wilson...

L'insieme delle situazioni che la Signorina Wilson stava vivendo in quei giorni, e che avrebbe, suo malgrado, continuato a vivere, si erano personificate in un individuo dalla faccia bieca, restio al sorriso, opulento, vestito di abiti logori, scuciti ai bordi e bucati ai gomiti.


Si muoveva con lentezza data la mole, ed ogni parte del suo corpo che distrattamente appoggiava sul tavolo della sala, lasciava un alone opaco e a tratti unto che necessitava di un prodotto specifico per essere ripulito.


Le mani, quotidianamente laboriose della Signorina Wilson, si erano prese cura di questo essere quando ancora non aveva assunto delle sembianze così sconvenienti e ingestibili.


Che nome avesse nessuno avrebbe saputo dire. Certo è che si alimentava dell'insoddisfazione della gente, della loro irrequitezza, dell'incapacità, dimostrata e lampante, di non poter accettare una vita che ancora mostrasse di cedere a compromessi e ambiguità...e tutti questi calorici ingredienti risiedevano nella testa della Signorina Wilson, addensavano il suo sangue, sudavano dai pori della pelle ogni volta che, con una racchetta in mano, si apprestava a dare un colpo più deciso alla pallina.

Il suo desiderio più grande non era più quello di curarlo per riportarlo ad una condizione umana, ma di sbatterlo fuori di casa affinché mai più potesse essere importunata, sovraccaricata, infastidita, logorata da tanto peso.

Sfortunatamente aveva compreso che per quanto astuto potesse essere il nascondiglio riservato alle chiavi della sua bella casa, quell'essere avrebbe trovato sempre il modo di entrare e, per giunta, senza alcuna difficoltà.

Doveva sedere, la Signorina Wilson, allo stesso tavolo con lui, dichiarare i suoi intenti e non rinunciare più ai suoi desideri di donna adulta. Se quel concilio fosse terminato a buon fine allora lo sgradito ospite avrebbe trovato il suo posto naturale fuori dalle mura di Via delle Nuove Avventure.

Ma la discreta e ponderata loquacità della Signorina Wilson si spegneva davanti a si fatta mole...aspettava che il guizzo del coraggio stillasse la sua prima goccia...era in attesa.