23/05/10

Le nuvole

Nello spazio di 5 minuti poteva accadere di tutto:
  1. addormentarsi davanti ad un film;
  2. rispondere ad una telefonata inaspettata;
  3. comporre un numero di telefono caduto in disuso nella propria rubrica;
  4. scrivere un messaggio contenente tante parole quanti sono gli umori espressi da un qualunque volto;
  5. ammirare i raggi del sole cadere a picco sull'asfalto davanti casa;
  6. fare lo sbadiglio più lungo ed appagante dell'intera settimana;
  7. riassettare il letto disfatto, contenitore dei sogni che al mattino sfuggono anche alla memoria più acuta;
  8. ....
Ecco, nessuna delle precedenti cose era accaduta alla Signorina Wilson che, sola e abbandonata in una posa da quadro ottocentesco, rifletteva sul suo divano.

Nello spazio dei suoi personali 5 minuti era accaduto che un sole da fare invidia a quello di Ferragosto, capitolasse, nella sua apparente fissità, dietro un cumolonenbo fantozziano che aveva deciso di tirare lo sciacquone di casa, proprio nell'esatto istante in cui l'orma della Signorina Wilson si era impressa sulla terra rossa del campo vicino casa.

A denti stretti e braccia conserte, l'unica corsa che in quel pomeriggio le era stata concessa era quella per raggiungere la macchina che mostrava strenuamente la sua capacità di galleggiare nella pozzanghera che, con una certa rapidità, si era formata attorno alle ruote anteriori.
Nel più banale dei giochi di associazione mentale, una sola era stata la canzone che si era impossesata dei timpani, fino ad allora vuoti di parole, della Signorina Wilson:

Le Nuvole

Vanno,
vengono,
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo,
sembra che ti guardano con malocchio.

Certe volte sono bianche
e corrono 
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia,
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri.

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti.
Certe volte ti avvisano con rumore.

Vanno,
vengono,
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto in cui stai.

Vanno,
vengono,
per una vera 
mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

-F. De André-

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