18/05/10

Paradossi nel collo della bottiglia di Klein...

L'incertezza nella vita della Signorina Wilson stava nuovamente prendendo il sopravvento: si sentiva sbirciata, violata nella tranquillità della sua casa, studiata da due occhi, di natura affatto gentile, che le avrebbero svelato presto una nuova quotidianità.


Tradotto in altri termini, questo avrebbe causato l'interruzione di molte sequenze di azioni ripetitive, e quasi inconsapevoli, su cui si basava una sua qualunque settimana.

Ricamate, con dovizia di particolari, nuove motivazioni e nuovi obiettivi, la naturale "conseguenza costruttiva" sarebbe stata fluire in nuove reti di persone e conoscenze con cui generare altrettante forme di quotidianità.

Consapevole di questo assunto, e con sua incredibile meraviglia, si riscopriva a stringere la presa sul suo odiato pendolare tra Crepuscolo e Luminaria, sui sospiri del Martedì mattina e sui sorrisi del Giovedì sera, sulla stanchezza per una vita che scorreva battendo secondi, minuti ed ore mai totalmente suoi.

La Signorina Wilson era così rapidamente giunta al paradosso più incredibile della sua recente vita che aveva imbrigliato, suo malgrado, in un collo di bottiglia...non una qualunque, ma quella dell'amico Klein : se era stato possibile definire una superificie senza "interno" né "esterno", allo stesso modo, era possibile dichiarare "estrema concretezza" ciò che la sua bocca aveva sempre deprecato come "estrema incertezza".
Ne sarebbe forse uscita?

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