La notte del 31 Gennaio la Signorina Wilson aveva chiuso gli occhi portando con sé l'immagine di un soffitto diverso: bianco, profumato di nuovo ed inconfondibilmente suo.
Mai come in questo periodo la Signorina Wilson constatava che l'equilibrio delle cose era quanto di più ragionevole si potesse sperare e desiderare in un momento di forte cambiamento.
La permanenza nella casina in Via Tal dei Molti e dei Tali era stata prolungata fino alla metà di Gennaio. Questo avrebbe portato più di un beneficio alla Signorina Wilson:
Rassegnata a giorni di pioggia incessante, aveva trovato il suo spicchio di sole proprio in quelle quattro mura che avrebbero ospitato, fino all'ultimo capoverso di quella vita, quanto più calore possibile sprigionato da fornelli, abbracci, termosifoni e sorrisi.
Si stavano ormai compiendo le ultime ore di vita della Signorina Wilson in Via Tal dei Molti e dei Tali.
Persino quell'impronta di Natale che aveva alloggiato al numero 34 sarebbe svanita con un colpo di mano che, per quanto delicato, doveva pur essere risolutivo.
La medesima presa energica l'avrebbe riservata anche ad ogni oggetto, ogni lembo di ricordo, ogni essenza profumata sospesa nell'aria racchiusa tra le quattro pareti picchiettate di rosa pesco.
Tutto ciò che non le apparteneva, ma che era parimenti intriso del suo vissuto quotidiano, avrebbe voluto spremerlo...
L'avidità si esplicava con altrettanta grazia attraverso i gesti, i sospiri e le parole della Signorina Wilson...
Nascondeva, in una inattesa ruvidità nei modi, tutto il suo immenso rammarico nel lasciare il mondo di libertà che aveva conosciuto, costruito e vissuto solo poco più di un anno prima.
La Signorina Wilson stava componendo il puzzle più grande che avesse mai visto. Iniziare dagli angoli era sempre stata una strategia vincente a suo avviso, sicché, tra le quattro possibili scelte, quella che aveva avuto la meglio era stata l'angolo della casa adibito alla cucina.
Ne aveva viste di tutti i tipi: antiche, moderne, classiche, piccole, enormi, azzurre, bianche, nere, rosse e addirittura di un color arancio prorompente. Alla fine, dopo aver aperto l'anta dell'ennesimo frigorifero, aver controllato la bontà dei materiali, spalancato ogni cassetto e averne apprezzata la chiusura dolce...si era decisa: il modello scelto era Iride. Color panna e piano wengé.
Wengé...che strano nome che era...da quando lo aveva sentito pronunciare sembrava che il mondo dell'arredamento ruotasse tutto attorno a quelle 5 lettere disposte proprio in quell'ordine.
E giusto per non smentire questa evidente verità, anche il mobile da parete che aveva preso per il salotto, alternava quella singolare tonalità con un bianco candido...
La ricerca dei componenti del suo prezioso puzzle non era affatto facile e il suo pendolare tra Luminaria e Crepuscolo rendeva le cose ancor più complicate...ma il frutto dell'attesa, questa volta, avrebbe imposto, con estremo piacere, sul viso della Signorina Wilson un sorriso permanente.