18/06/10

Pelle bruciata

Così quell'individuo aveva inghiottito la volontà della Signorina Wilson, la sua tenacia, determinazione, la sua incapacità di gettare la spugna, di aggrapparsi all'ultimo soffio di speranza.

La pesantezza dei passi dello sgradito intruso era percepibile in ogni stanza della sua casa: appendeva  la sua lurida forza alle pareti, smuoveva le tende delle finestre come fossero aperte per far entrare uno sbuffo spavaldo di vento.

Non era in grado, la Signorina Wilson, di andare oltre.
Non voleva.

Era sufficiente avere la forza di dedicare alla decisione che viveva dentro di lei, quelle attenzioni che volutamente vedeva girare in una bevanda analcolica trattenuta tra le sue mani.
Doveva rovesciare quel bicchiere, lasciando che quel liquido amaro e zuccherino macchiasse i suoi vestiti e marcasse la sua pelle con un alone indelebile, come fosse una bruciatura, o semplicemente la voglia, di quello stesso organo, di reagire alla sua sfrontata sottomissione a qualsiasi temperatura circostante, a qualsiasi agente atmosferico...a qualsiasi cosa le piombasse incontrastabilmente addosso.
Con quei pensieri i brividi rafforzavano le sue decisioni.

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