27/04/09

Linea sull'asfalto

Era agitata la Signorina Wilson, irrequieta, mal disposta verso il mondo.
Aveva guidato con la testa appoggiata al finestrino, chiaro segno che qualcosa la turbava...
Le piaceva vedere il profilo delle macchine in corsa affiancarsi alla sua, le piaceva vedere la linea bianca sull'asfalto proseguire diritta per poi interrompersi e presentarsi ad intervalli regolari, le piaceva tutto questo..."è un buon punto di vista".
Non riusciva a parlare. Durante il pranzo con i genitori aveva osservato il massimo silenzio: "...grazie, basta così..." era tutto ciò che era riuscita a dire rivolgendosi alla madre che, nel rispetto più assoluto, taceva le sue preoccupazioni.
La Signorina Wilson aveva capito ormai che la sua vita sarebbe cambiata...il suo mondo di speranze e costanza, di fragilità ed emozioni, di gioia, tanta gioia, stava sbiadendosi sotto la pioggia incessante di questi giorni.
Non riusciva a crederci...non voleva crederci, ma "l'evidenza è la più malvagia delle verità".
Sola, sola con un cellulare e un mucchio di mail appartenenti forse alla sua nuova vita che ancora non poteva pensare sulla sua pelle, ma che le cadeva addosso come un indumento troppo grande.
Si arrabbiava, mordeva costantemente il suo labbro inferiore fino a farlo sanguinare, contraeva ogni muscolo del suo corpo ma mai, mai avrebbe ripetuto a se stessa: "Perché?"...mai più avrebbe ceduto all'ennesima illusione.
Non c'è amore vero che possa essere taciuto così a lungo, non c'è amore vero che possa essere contenuto nel più ermetico dei caratteri.
Questo lo sapeva la Signorina Wilson. Lo sapeva.

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