Stanca e arriciolata sul suo letto, la Signorina Wilson lasciava che tutte le sensazioni che le attraversano il corpo andassero, infine, a posarsi sui suoi occhi che parlavano più della bocca di un oratore.
Le speranze di stare finalmente meglio erano tutte contenute nella boccettina del mattino, e in quella dell'ora di pranzo...la prima, tappo giallo, era dolce con un retrogusto tanto forte che pareva fosse in grado di dilatare le papille gustative della lingua più insensibile e foderata al gusto; quella del pranzo, tappo bianco, era più delicata, ma difettava dell'impossibilità di poter sciogliere la polvere in essa contenuta nonostante i minuti spesi in una vigorosa centrifuga manuale.
La Signorina Wilson avrebbe voluto:
- correre fino a sentir battere il cuore in gola;
- giocare a tennis su ogni superficie, anche su quelle che non amava particolarmente;
- percepire la stanchezza, quella vera e sana, delle sue gambe;
- coricarsi sul suo letto solo la sera...e non durante la giornata..
- scrivere con la rapidità e spontaneità di qualche tempo addietro.
- ...
Non ci sarebbe voluto ancora molto.
Voleva avere fiducia.



