26/10/09

Tappi gialli e tappi bianchi

Stanca e arriciolata sul suo letto, la Signorina Wilson lasciava che tutte le sensazioni che le attraversano il corpo andassero, infine, a posarsi sui suoi occhi che parlavano più della bocca di un oratore.

Le speranze di stare finalmente meglio erano tutte contenute nella boccettina del mattino, e in quella dell'ora di pranzo...la prima, tappo giallo, era dolce con un retrogusto tanto forte che pareva fosse in grado di dilatare le papille gustative della lingua più insensibile e foderata al gusto; quella del pranzo, tappo bianco, era più delicata, ma difettava dell'impossibilità di poter sciogliere la polvere in essa contenuta nonostante i minuti spesi in una vigorosa centrifuga manuale.
La Signorina Wilson avrebbe voluto:

  1. correre fino a sentir battere il cuore in gola;
  2. giocare a tennis su ogni superficie, anche su quelle che non amava particolarmente;
  3. percepire la stanchezza, quella vera e sana, delle sue gambe;
  4. coricarsi sul suo letto solo la sera...e non durante la giornata..
  5. scrivere con la rapidità e spontaneità di qualche tempo addietro.
  6. ...

Non ci sarebbe voluto ancora molto.

Voleva avere fiducia.

18/10/09

Siamo fatti così...

La stanchezza aveva trovato terreno fertile proprio sotto le suole delle scarpe della Signorina Wilson...

Come gramigna su un muro diroccato, era cresciuta, mostrandosi prima timidamente, poi, con marcata decisione, truccandole gli occhi di un nero scuro come mai si era visto.

I numerini che attendeva dalla settimana scorsa erano arrivati. Chiusi in una busta bianca, si erano conservati perfettamente per poter essere letti e compresi da occhi esperti..oltreché dai suoi...

"Corri Globulina corri!! Corri Emo forza!!"...questi i pensieri, non tradotti in parola, che ruotavano nel cerchio di mal di testa che accompagnava la Signorina Wilson da troppi giorni...

"Sicché è così che ci si sente...".

Seduta sul bordo del letto, con una intollerabile fragilità corporea, guardava quante e quali boccettine magiche avrebbe dovuto ingerire, rigorosamente lontano dai pasti, per vedere aumentare i numeri di palline rosse e bianche in quello strano pallottoliere (costantemente in perdita) che era il suo fisico.

09/10/09

Numeri piccini piccini...

Era decisamente stanca la Signorina Wilson...
Stillava, così, le ultime energie sperando fossero abbastanza numerose da permetterle qualche sforzo in più...ma era come pretendere di veder gocciolare una maglietta appena stirata.

La sua fragilità era legata a dei numeri, decisamente troppo piccoli per poter essere presi in considerazione dal suo fisico.


Non sapeva bene che altro fare per farli crescere. Si era presa cura di loro per diversi mesi sperando che alla fine un nuovo buco nell'avambraccio la ripagasse di tanta dedizione...ma niente di nuovo era accaduto.

Richiusa la pota in Via Tal dei Molti e dei Tali e stanca come non mai dopo che un ago grosso come uno bucatino aveva affittato per oltre un'ora il suo braccio, lasciava che tutto il suo peso cadesse sul letto sperando di essere sorpresa da un sonno improvviso e quanto mai sperato.

05/10/09

La mira del Caso...

La tracolla della valigia posata sulla spalla destra era divenuto, a buon diritto, l'elemento di distinzione della Signorina Wilson, almeno tanto quanto lo era la sua postura nel ricevere quel peso: la spina dorsale deviava istantaneamente a sinistra per ritrovare il punto di equilibrio.

Con gli accadimenti della settimana trascorsa, la Signorina Wilson avrebbe potuto scrivere un libro...ma, evidentemente, quella non era la sua intenzione.

L'annotazione da taccuino era una sola: se nel lanciare delle monetine entro un certo perimetro, la mira del Caso, era quanto di più raffinato potesse esistere...la Signorina Wilson deduceva che, proprio in quel perimetro, non risultava compreso il n°34 di Via Tal dei Molti e dei Tali.
Non era invidia la sua...ma solo il desiderio forte di vivere le stesse esperienze che, con una certa insistenza, si stavano verificando davanti ai suoi occhi...berle, per poi decidere se il sapore percepito era esattamente quello immaginato e voluto.