28/04/11

Orfeo, Euridice e la Signorina Wilson

"Alla musica dolce di Orfeo, cessava il fragore del rapido torrente, e l'acqua fugace, obliosa di proseguire il cammino, perdeva il suo impeto ... Le selve inerti si movevano conducendo sugli alberi gli uccelli; o se qualcuno di questi volava, commuovendosi nell'ascoltare il dolce canto, perdeva le forze e cadeva ... Le Driadi, uscendo dalle loro querce, si affrettavano verso il cantore, e perfino le belve accorrevano dalle loro tane al melodioso canto (...)".   
                                                           - Seneca -
...ma quelle stesse note perdevano forza all'approssimarsi del numero 117 di Via delle Nuove Avventure. L'estrema frazione di decibel si spegneva in prossimità dell'ultimo gradino di travertino che conduceva al portone di casa Wilson.

Ridicolo pensare che Orfeo non fosse quanto mai gradito all'interno di quelle mura!
L'impeto con il quale le braccia della Signorina Wilson avrebbero avviluppato il suo collo e la bramosia con cui le mani avrebbero afferrato i suoi indumenti morbidi e cedevoli sarebbero bastati a colmare di desiderio anche la più fredda fra le creature terrene ed ultra terrene.

Ma, inevitabilmente, il rifiuto dell'amante di Euridice conduceva gli occhi della Signorina Wilson a fissare,  notte dopo notte, il soffitto della sua camera e, se il buio delle ore tarde non le fosse stato così ostile, lei giurava che avrebbe potuto distinguere la direzione di ogni pennellata posata su quell'intonaco.   

Insonnia... insonnia...e ancora insonnia...                   

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