05/04/14

Giorni di deliri, di inserzione e furto di pensiero

Erano passati più di dieci anni, eppure, quando il sole era alto in cielo quelle scalette portavano ancora alla solita porta aperta, segno di inappropriata accoglienza, mentre al tramonto lasciavano al di qua o aldilà di essa: la fortuna era trovarsi dalla parte giusta.

Quella porta la Signorina Wilson la ricordava come la strozzatura di una clessidra  in cui lei, assieme ad altra sabbia depredata di pensiero proprio, occupava il volume residuo.

Sabbia omogenea senza colore ma ancora dotata di gambe per camminare, di occhi ai quali riaccendere la luce, di un volto sul quale ricamare una espressione che non fosse di sola profonda fissità.

Litanie maniacali come mantra erano i soli suoni che permettevano alla sabbia di librarsi nei pensieri deliranti che rimbalzavano in scatole bianche dotate di porte e finestre senza maniglie. Era un mondo senza specchi, senza lacci alle scarpe, senza cintole ai pantaloni ma con cinture per le braccia. Dove la femminilità era abbandonata a se stessa, dove i frutti di una maternità  si perdevano nel ricordo cancellato con una bruciatura elettrica.

Anche quel volume residuo era mondo. E le richieste di aiuto che avevano invaso l'udito della Signorina Wilson erano inequivocabilmente l'istinto di sopravvivenza incapace di arrendersi anche di fronte ai furti di pensiero.

Anche in quel volume residuo la sabbia era viva e la Signorina Wilson ne avrebbe colto un granello.


24/02/14

Per sempre con me...

Dicono che la morte sopraggiunge silenziosa.
Io dico, invece, che sopraggiunge ansiosa saturando una stanza di calcolate sofferenze e se ne va lasciandoti cambiato.

Percorreva i profili di quel volto che sbucava dalle coperte la Signorina Wilson: la pelle come carta velina attaccata al cranio, gli occhi ricolmi di una spessa fissità, le tempie svuotate da ogni pensiero, il naso inaspettatamente adunco e il calore che lentamente si spegneva...

"Ho provato a scaldarti pensando di poterti donare vita nuova e bella ...
Non volevo sentirti freddare.
Avevo bisogno di comunicare con te.
Io volevo comunicare ancora con te.

Non volevo lasciare che ti vestissero a cerimonia perché nella tua canottiera ricucita ti riconoscevo.
Non volevo lasciarti la mano perché ancora stretta alla mia.
Non volevo conoscere così la morte.
Non volevo contare i tuoi respiri e vederli dilazionare per assenza di vita.
Non volevo vedere la tua lingua gonfiarsi in un ultimo singhiozzo.
Non volevo tutto questo né per me né per te.
Ti ho amato tanto Zio".
 

17/01/14

Scenografia di un'attesa

La Signorina Wilson dedicava buona parte del suo tempo a creare la sua propria scenografia dell'attesa: la organizzava, la manipolava, ritagliava dei frammenti di tempo contenenti gli effetti di un lutto posponendoli a quelli dedicati alla gioia.

Come in una recita replicata sera dopo sera, il sipario si apriva per poi richiudersi senza applausi.

L'impegno profuso in questa occupazione non era, tuttavia, tale da controbilanciare l'insofferenza verso la non conoscenza di ciò che stava per essere: enorme impalcatura di mille significati dell'immediato futuro.

Nel non senso casuale della sua vita la Signorina Wilson avrebbe elencato i lati di una circonferenza, calcolato l'aria di un punto e il verso di un segmento ...  


07/01/14

... à rebours

Aveva concimato anche l'ultima speranza la Signorina Wilson ma per quanto amore avesse messo in quella terra inacidita dalla durezza di una stagione così funesta, nessun germoglio sano era sbocciato.

Stava seduta sul divano di casa come un clandestino sulla sua valigia dalla quale trapelavano immagini di giornate simili a filosofie nelle quali trovare spicce interpretazioni di vita, altre come appunti a margine densi di critica scritta in un volgare italiano.

Quella sera, con gli occhi pesanti e col cervello assente, la Signorina Wilson aveva l'assurda impressione che le sue mani, come un lapis spuntato, stessero scrivendo le lettere di un qualunque inutile commento a fondo pagina.
"Ho fatto naufragio senza tempesta in un mare nel quale si tocca il fondo con i piedi".
- Fernando Pessoa - 
 


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-140696?f=a:957>

14/12/13

La quercia, l'ulivo e la camelia

La stanchezza viaggiava spedita tra le insenature del corpo della Signorina Wilson. 
Le vene battevano veloci nelle tempie colorandole di un verde pallido, i peli delle braccia pronti a trasalire al sopraggiungere dell'ultima eco di un addio infinito. 

Minuti, ore e giorni interi persi nel vedere consumarsi una vecchia quercia malata, un ulivo ricoperto di rughe e una camelia composta nella sua fragilità e mal celante le sue infinite contraddizioni. 

Radici intrise in un terreno abbandonato all'inaridimento affettivo, al compendio dell'ovvietà gestuale e verbale. 

Sfrontata agonia. 
Perversa fatica. 
Marcia ricchezza di vite perse.

Nel ronzio di un respiro affannoso le orecchie della Signorina Wilson si riempivano di suoni che la ancoravano al passato: vero o falso che fosse stato, lui era lì pronto a ribadirle la verità... 








02/12/13

Dignità

Così la dignità di un uomo terminava con la minzione del mattino nel secchio nascosto sotto il comodino pensile, o in quella di metà mattina e pomeriggio nello stesso secchio mal celato dietro la magrezza di una poltrona di fine anni '70.

Così la dignità di un uomo moriva nella simbiotica corrispondenza fra gli sguardi dei presenti e il suo respiro scevro di ossigeno.

90 primavere, 90 estati, 90 inverni e 90 autunni...il tempo necessario per mutarlo nello specchio dei suoi ricordi, non più delle sue azioni.

E la famiglia stanca.
E la famiglia infranta.
E la famiglia lotta.

E la Signorina Wilson chiedeva pace.

29/11/13

240 anni in una stanza

Forse perché il limite di ogni dolore è semplicemente un dolore ancora più grande o forse perché la morte, o la sua eventualità, non è così grave come la sofferenza che la precede. Certo era che quell'intrico assurdo di difficoltà avrebbe dovuto essere trattato con dolcezza. 


In quella stanza di ospedale erano racchiusi oltre 240 anni di vita persi nei solchi di pelli spesse, negli ultimi capelli tenacemente ancorati ad una cute assottigliata dalle stagioni e cosparsa di macchie che disegnavano la geografia di arcipelaghi ignoti.
Persa nella deduzione di sufficienti conclusioni  a partire da un numero insufficiente di premesse, la  Signorina Wilson immaginava cosa quei battiti di cuore costantemente monitorati potessero aver vissuto quando ancora la forza di quel muscolo incontrava la resistenza del torace. 

Così un'ora di dolore aveva il potere di impressionare lungamente.  
Così un giorno sereno passava senza lasciare traccia.

  


21/11/13

Memorabilia

In quell'autunno inoltrato la Signorina Wilson avrebbe vissuto un inverno anticipato.

Le sue certezze si erano infrante davanti alla cancellata del luogo in cui ognuno è destinato a muovere gli ultimi passi pur senza lasciare orma alcuna.

Avrebbe abbandonato la valigia carica di feticci di un passato ancora scomodo da digerire, in un posto qualunque: all’angolo di una strada, in un cantuccio sporco, o abbandonata in un cassonetto di seconda mano come un vecchio cimelio di inservibili memorabilia.

Perché la vita si incarica di pianificare il nostro destino.
Perché è raro che una felicità nasca dal desiderio che l'ha ardentemente voluta.

E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.

- Hermann Hesse -
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-102367?f=w:131>

22/10/13

Future days

Proprio perché ciò che è intenso penetra più profondamente nelle pieghe visibili della pelle e in quelle impercettibili di quel gingillo fastidioso chiamato cuore. Lui, proprio lui che se poi te lo scordi eccolo pronto a rimbombarti nelle orecchie nelle apnee notturne...quelle in cui sei pronto ad affogare con coraggio, tanto la mattina ti svegli con un salvagente attaccato al collo.

Proprio perché la conoscenza delle cose avviene nel modo più insolente e inopportuno.

Proprio perché la Signorina Wilson quella mattina aveva immaginato un ragazzino diventare uomo senza prendergli la mano.

Se i piedi di uno potevano ancora stampare delle orme nel fango quelli dell'altro avrebbero spazzato via del vento, lo stesso che aveva spostato i capelli della Signorina Wilson dopo i quattro giri di chiave uscendo di casa quella mattina.

"Ciao, ti abbraccio forte!".

10/10/13

Sulle coincidenze...

La Signorina Wilson aveva seguito una logica lineare nel dichiarare, all'immagine incorniciata dallo specchio della sua camera, che le coincidenze, forse, sono dei fenomeni molto comuni.
La quotidianità ne è densamente piena, ma per sfortuna o eccessiva superficialità, di metà di esse non ci accorgiamo neanche, le lasciamo passare così, come fossero fuochi artificiali fatti brillare in pieno giorno.

Forse, si chiedeva, se avesse desiderato con tutte le porosità del suo cuore, che quell'evento non divenisse realtà, allora tutte le coincidenze che erano affiorate nel suo campo visivo portando il loro messaggio, l'avrebbero aiutata a far qualcosa. Essere operativa, reattiva, efficiente e determinante.

La Signorina Wilson era persuasa del fatto che obbedire incondizionatamente a ogni sincronicità quotidiana equivaleva al volere, inconscio, di non uscire dalla solita autostrada dell’esistenza, quella che si percorre ad occhi chiusi con certosina sistematicità.

Così quel giorno un'emorragia di pensieri era scoppiata non solo nella sua testa.
Così quel giorno un pensiero moriva e l'altro rimaneva aggrappato al sottile file che divide la vita dalla non vita.




28/05/13

Come un canovaccio

In quelle convulse giornate le punte degli indici, destro e sinistro, si erano insinuate con prepotenza e sistematica ripetitività, nelle orecchie della Signorina Wilson per permetterle di non sentire.
 
Avrebbe voluto poter compiere un'azione altrettanto semplice per arrestare le voci che rimbalzavano nella sua testa densa di incroci, autostrade spianate, strade sterrate ed anguste vie di san pietrini...perfetti per gli inciampi improvvisi...
 
E di quello si era trattato, una caduta così inaspettata da sembrare una bozza di canovaccio teatrale: "...esiste una trama, certo, ma per i dettagli occorre aspettare l'estro del creatore...".
 
"E allora sai che ti dico? Se vuoi pubblico devi far ridere la gente...le lacrime impressionano, certo, ma l'empatia, quella vera, val bene il sorriso rincasato di chi, per vederti, ha staccato un biglietto salato...".
 
Maniche frenate dai gomiti piegati in segno di operosità.
Occhi come due fessure: uno in allerta, l'altro in cerca del buio del sonno..
 
E così sia.
E così è sempre stato.
E così sempre sarà.
 

26/05/13

Vuoto a rendere

Se c'era una cosa capace di lasciare sgomenta la Signorina Wilson era la sofferenza, presto tradotta in impotenza, altrui.

Aveva constatato, infatti, che la maggior parte dei soggetti che, per disgrazia o brutale dedizione, attraversano un momento di dolore, non esistono parole né gesti utili al raggiungimento di un reale miglioramento.

"Chi soffre ha bisogno di continuare a farlo...non fosse altro che per estrinsecare il proprio sentire fino a consumazione. Può essere una bottiglia per alcuni, una fiaschetta per altri o addirittura una damigiana piena: la rovesci e devi sperare che tutto il contenuto scorra via il più presto possibile".

Questo era quanto si ripeteva la Signorina Wilson.
Che poi il dolore uno mica se lo sceglie? Ma puoi decidere, ne era convinta, quanto credito dargli per non soccombere sempre.

Una ricetta tanto facile per quanto poco praticata attorno a lei.
Una sofferenza è tanto istruttiva quando un vuoto a rendere: si sceglie un'etichetta nobile quasi fosse un vino pregiato,  si appoggiano le labbra per constatarne l'asprezza desiderata, ci si disseta fino a bruciarsi la gola per il desiderio incontrollato di averne di più...ma ciò che conta è restituire il vuoto che ti lascia...e magari ci scappa pure un compenso per l'avvenuta restituzione.

"Così è, per me."

Piegando la gamba destra con una pallina costretta tra il fianco della sua scarpa e il piatto corde della racchetta, ne sfruttava il rimbalzo per raccoglierla, come fosse l'ultimo pensiero prima di portarsi a fondo campo.


22/08/12

Please don't spoil my day, I'm miles away and after all I'm only sleeping...

"Possibile mai che le giornate siano già così brevi? "
Alla luce di quanto irrimendiabilmente appurato, un'unica esclamazione le esalò dalla bocca: "Gesù!"

No, la Signorina Wilson non ne voleva proprio sapere di un altro autunno, un altro inverno....piumini, maglioni...al solo pensiero la pelle d'oca increspava le sue braccia pressoché istantanemente.

Le vacanze erano state brevi.
Si era trattato, in effetti, di un ritorno alle origini: quei quattordici giorni li aveva trascorsi nella sua amata isoletta, accanto alle persone a lei più care.
Bagni di sole e di mare, del buon tennis e piacevolissime passeggiate che avrebbero rinvigorito l'estro creativo del più scarso fra i fotografi

Spiaggia
- Le Viste -
...il rientro in ufficio non sarebbe stato, oltretutto, meno traumatico.
Il suo lavoro le piaceva, certo, ma una vacanza era pur sempre una vacanza!
E per non essere tentata dalla voglia di aprire un calendario ed andare alla ricerca di ogni possibile ponte ... chiuse gli occhi, mise le cuffie agli orecchi e John le disse : "I'm only sleeping" ...e lei: "...please don't spoil my day, I'm miles away  and after all, I'm only sleeping!!"

17/04/12

Lottiamo insieme!!

Oggi non sono la Signorina Wilson ma semplicemente Elena che chiede a tutti quelli che passeranno di qui di lottare assieme a me contro le Leucodistrofie.
Ci vuole amore nella vita e dimostrarlo significa sapere aiutare con forza, energia ed altruismo chi ne ha bisogno.

Questo http://leucolotta.blogspot.it/ è il blog che con Erica e Marco, amici o ancor più fratelli,  stiamo scrivendo per far conoscere a chi come me, prima dell'esperienza lì raccontata e vissuta, non conosceva questa terribile realtà.

Si cambia nella vita, si cresce ... e a me piace pensare che si può scegliere di farlo in meglio, per noi stessi e per chi ci vuole veramente bene.

11/03/12

Un anno, un mese ed un giorno per diventare un angelo...

Un anno un mese ed un giorno per diventare un angelo.
E tutto ciò che era concesso vedere si concretizzava in dolore.
E tutto ciò che era concesso sentire era un vento forte che quella sera proprio non voleva saperne di smettere.
E tutto ciò che era lecito sperare era che quel vento colmasse le ali di quell'angelo per guidarlo verso il punto più alto del cielo chiamato Libertà.

Un anno un mese ed un giorno per vederti crescere ma un'intera vita per portarti sempre nel mio cuore.





15/02/12

Tutti hanno cento

La Signorina Wilson aveva ricevuto quella sera un prezioso insegnamento: tutti hanno cento.
Ogni persona, nella sua unicità, possiede una pluralità di beni di varia natura: materiali, spirituali, intellettuali, logici, costruttivi, distruttivi...

Dato questo punto di partenza, globalmente condivisibile, la conseguente diversificazione fra individui risulterebbe implicata dalla percentuale con cui questi beni sono ripartiti tra loro.

Può dirsi felice una persona che possieda 95 punti di bellezza e soli 5 da spendere in tutto ciò che è ad essa complementare? E 90 punti di intelligenza? 90 di capacità affettiva?

La Signorina Wilson si era persuasa del fatto che solo una immatura istintività avrebbe potuto far rispondere affermativamente alle domande precedenti: l'estrema ricchezza di uno solo dei beni di cui si dispone, altri non è che estrema povertà della restante parte.

E allora, con le dita usate come fossero un pallottoliere, riscopriva tutta la sua infinita cura nel parcellizzare la sua vita, ora dopo ora, in modo tale da vivere con totale spontaneità una varietà di evenienze piuttosto che eccellere nella conoscenza di una sola di esse...

Non era superificialità, ma solo aprire gli occhi oltre un orizzonte disegnato troppo vicino alla sua ombra.

08/01/12

Ordinaria follia

Il bambino ha il dono di accettare molto rapidamente la scomparsa di una sensazione. Gli sono risparmiati quei contorni remoti e sfuggenti che costituiscono la vastità del dolore.
- Victor Hugo -

Ordinaria e disumana follia quella che la Signorina Wilson vedeva scorrere davanti ai suoi occhi.
Viveva nel bene Lei, gioiva nella speranza, alimentava la necessità, ancorché la gioia, di vivere di *** e sorrideva con il cuore nonostante il dolore.
Ma, quanto più cresceva in lei l'avidità di ricevere nelle sue mani una razionata parte di clemenza da porgere a ***, quanto più le stesse, in assenza del bene richiesto, si serravano in pugni così stretti da far si che le unghie le lacerassero i palmi.
Non c'erano spiegazioni.
Non c'era traccia di razionalità. Né di minima giustizia.
C'erano dei fatti, quelli sì, e persino in abbondanza.

Consapevole del fatto che occorre più coraggio nel soffrire che nell'agire, non le restava che continuare ad essere una vera amica: con il cuore, con l'animo e lo spirito intero. 

Ti voglio bene ***. 

09/08/11

Che la fortuna sia dalla mia parte!

La Signorina Wilson pensava: "....E se la fortuna ogni tanto girasse per il verso giusto?"
Il sorriso, se non altro per  gioco, le si era nuovamente posato sulla bocca....

http://www.catascraft.com/2011/08/canto-alla-porta-vecchia-b-pistoia.html

31/07/11

Da lassù nessuno ci guarda...

Dopo un così lungo silenzio la Signorina Wilson aveva deciso che era arrivato il momento di tornare a parlare, inveire, urlare, franare la sua voce in un grido di scellerata collera.
I suoi modi pacati e vagamente astratti avevano lasciato il posto ad una sola veste comportamentale: quella del rifiuto.
Vestiva i panni sporchi di chi aveva deciso di mettere in gioco la propria vita nella "vita di tutti i giorni" scoprendo, in modo atroce, che dall'alto "nessuno ci guarda".
In una sola ora poteva accadere che la tua felicità più grande si trasformasse nell'incubo più devastante della tua vita. In una sola ora potevi dare un volto preciso al Signor Dolore...che di Signore poi ha ben poco.
In una sola ora potevi essere inondato dall'altrui felicità e scoprire che, di nuovo,  "nessuno dall'alto ci guarda".
Disparità, disequilibri che abbattono e induriscono i volti di quelle persone che fino ad attimo prima erano illuminate dalla loro creazione d'amore e poi da essa, inconsapevole ed innocente, tradite.
La Signorina Wilson guardava il suo cellulare tra le mani, lo stringeva,  lo girava su se stesso come fosse una saponetta nell'attesa che uno squillo interrompesse, anche solo per un attimo, l'attesa.
E' curioso, pensava, di quanti fossero i volti che in ogni parte della terra ed in ogni istante, ciascun individuo poteva dare alla Signora Speranza. Il suo era riposto nei contorni stondati e sottili del cellulare che non riusciva ad abbandonare le sue mani...iperattive...sudate...ma pur sempre pronte a premere il tasto verde.

31/05/11

Tra me e Beckett...

Seguo questo corso di sabbia
Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d'estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio
caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude

- Samuel Beckett -


Alla luce del sole anche il corpo della Signorina Wilson proiettava la sua ombra e da essa era sempre seguito. Alla luce della riflessione interiore anche la sua anima si relazionava simbioticamente con la propria parte di ombra.
Non  c'era nessuna oscura conoscenza che ancora dovesse essere appresa sul suo modus vivendi.
La chiarezza era la sua forza.  
Il suo profilo sulla terra rossa, era solamente l'espressione dell'ostacolo che i raggi del sole avevano trovato prima di franare al suolo.